La cagnolina si trovava con i padroni su un sentiero quando è scomparsa, venendo ritrovata dopo quattro giorni su uno sperone di roccia ferita e disidratata
VAL NOANA. “Se non fossimo riusciti a trovarla sarebbe morta, dal momento che era impossibile che riuscisse ad uscire dal canalone in cui era caduta”.
Inizia così il racconto di Mirko Tomasi dell’ Unità cinofila ricerca animali di Rovereto che nei giorni scorsi è stato protagonista, assieme al suo cane da ricerca Sole, del salvataggio della cagnolina Alaska, una femmina di un anno e mezzo di razza Lapoinkoira caduta nei giorni scorsi in un vajo mentre si trovava in Val Noana, con i suoi padroni Elvis e Silvia, sul sentiero che porta al rifugio Bruno Boz.
Venendo ai fatti, mentre si trovavano in cammino, i proprietari ad un certo punto non hanno più trovato il loro animale, che non rispondeva neppure ai richiami: “Dopo due giorni di ricerche senza risultato, sono stato contattato e giovedì sono intervenuto sul posto assieme al mio cane, che ha seguito la traccia arrivando in prossimità di un canalone molto ripido in cui non era possibile scendere”.
Non potendo procedere, spiega l’istruttore, il cane da ricerca ha indicato il punto in cui, con ogni probabilità, era caduta Alaska: “Per non lasciare nulla di intentato ci siamo recati a valle del canalone che termina in un letto di un torrente, per capire se la cagnolina fosse per caso riuscita ad uscire, ma l’indicazione del cane da ricerca è stata negativa”.
A questo punto dunque, arriva la certezza: Alaska si trova ancora nel vajo.
“Assieme ai proprietari abbiamo iniziato a pensare ad alcune soluzioni per raggiungere l’animale – prosegue Tomasi – e tra le varie quella più sensata ci è apparsa quella di rivolgerci ad alcuni rocciatori che avrebbero potuto raggiungere in sicurezza Alaska”.
E così è stato: nella mattinata di sabato un gruppo di persone si è attivato per scendere nel canalone, trovando subito la cagnolina che era bloccata su uno sperone di roccia.
“Il recupero è stato difficile dal momento che l’animale, disidratato e che probabilmente nella caduta si era rotto alcuni legamenti, – conclude Mirko Tomasi – non si è lasciato imbragare e così è stato accompagnato lentamente fino in cima al canalone, venendo poi portato subito dal veterinario”.
Alaska, nonostante quattro interminabili giorni senza cibo e senza acqua, è riuscita a sopravvivere e a riabbracciare i suoi padroni, con l’intervento che ha regalato grande emozione anche all’istruttore dell’Unità cinofila ricerca animali: “Sono stati giorni in cui l’unione, ma soprattutto la fiducia nella riuscita del salvataggio hanno fatto la differenza”.